Celebriamo la Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo

Lisa Lanzarini

di Lisa Lanzarini

Secondo i dati più recenti, 1 bambino su 36 rientra nello spettro autistico (1 su 77 in Italia) con una prevalenza marcata nei maschi rispetto alle femmine con un rapporto di 4 a 1, dato che si riflette anche nei bambini.

Un sommerso che è, ancora una volta, tutto femminile
Questi i dati ufficiali. Secondo gli esperti della Società italiana di psichiatria, però, il dato non sarebbe attendibile, e i disturbi dello spettro autistico sarebbero molto più frequenti nel sesso femminile di quanto registrato, ma non vengono riconosciuti a causa del diverso modo in cui i sintomi si declinano, che può essere molto lontano dal quadro classico che si studia sui manuali, basato sui profili tipici dei maschi. Per l’autismo femminile, dunque, “il sommerso è enorme”. La strada da fare, quindi, ancora lunghissima e vi è piena consapevolezza in tal senso e rispetto alla tematica più generale tra i ricercatori.

 

2 aprile: la giornata mondiale per la consapevolezza sull'autismo

Ma se cresce in ambito scientifico la sensibilità su questi temi, spesso la preparazione del personale scolastico e persino di quello clinico non è ancora adeguata alle esigenze delle persone con neurodivergenze e con disturbi dello spettro autistico. Un'occasione per una riflessione più profonda e strutturata sul tema ci è offerta dalla giornata odierna.

Oggi infatti si celebra la giornata mondiale per la consapevolezza sull'autismo, anche semplicemente giornata mondiale per l'autismo, ed è un giorno riconosciuto a livello internazionale per incoraggiare gli Stati membri delle Nazioni Unite ad una maggiore sensibilizzazione rispetto all'autismo.

L’autismo è una delle sindromi più complesse e variabili. È un disturbo del neurosviluppo caratterizzato da difficoltà a comunicare, nell’interazione con gli altri e sensibilità sensoriali atipiche. Questa sindrome – che non è una malattia – può manifestarsi in modalità diverse e in gradazioni di severità diverse che vanno da lievi a severe, per questo si parla di spettro.

Esempi e approfondimenti a cui ispirarsi?

 

La tematica è così fortemente sentita che alcuni Stati o insegne e brand dedicano addirittura l'intero mese di aprile alla sensibilizzazione delle proprie cittadine e cittadini o delle/dei propri clienti sulla questione.

 

Ad esempio una nota catena di supermercati utilizza questo mese per lanciare "l'ora blu", un'iniziativa che prevede, in certi giorni e orari, una stimolazione sensoriale ridotta (le luci, i suoni e la musica sono attenuati), in modo da consentire un accesso più piacevole alle persone che rientrano nello spettro.

E ancora, una catena di ristoranti di Las Vegas, in questo mese avvierà alcune iniziative per porre un'attenzione extra al tema: formando tutto il suo personale (formazione obbligatoria) sulle modalità di interazione più adeguate con i clienti che presentano neurodivergenze, avviando un programma di collaborazione con associazioni del territorio per assumere studentesse e studenti con autismo e avviando una campagna di comunicazione per sensibilizzare anche i clienti sul tema.

 

Queste sono iniziative che ci piacciono perché prevedono un'azione diretta e intraprendente e non solo gesti "di facciata". Ci piace, se possibile, andare a fondo.

 

Noi di CampuStore, però, siamo conosciuti soprattutto per la robotica educativa e per il nostro "cuore pulsante" dedicato alle STEAM e all'innovazione. E allora parliamo di ciò che conosciamo e per dare il nostro piccolo contributo, in questo articolo vi segnaliamo alcuni contenuti che troviamo molto molto interessanti per poter esplorare e approfondire un tema così vasto e delicato, anche attraverso gli strumenti e i supporti che le nuove tecnologie ci offrono.

Robot umanoidi e autismo

Uno trend interessante da evidenziare è l’impiego di robot per il trattamento dei sintomi specifici del disturbo dello spettro autistico, impiego che sta riscuotendo grande successo e ottenendo sempre più consenso da parte della comunità scientifica.

Iniziamo quindi giocando in casa: in questo articolo, che è una traduzione estratta da un saggio accademico francese, l'Ing Pietro Alberti - anche detto l'uomo che sussurra ai robot - racconta una sperimentazione condotta in alcune scuole grazie all'ausilio del robot Nao in supporto a studentesse e studenti con disturbo dello spettro autistico.

Lo studio, è stato frutto di una collaborazione tra un team di ingegneri di supporto e le scuole pubbliche di West Hartford.

L'articolo "Nao e autismo" si può leggere QUI.

Ma questo tema non è una novità, la terapia robotica per l’autismo è studiata da più di un decennio ormai. Kaspar fu il primo robot umanoide, utilizzato con finalità sociali, realizzato alla fine degli anni ’90 con delle sembianze vagamente umane. E da lì la strada è stata lunga e proficua.

Ma perché vengono portati avanti questi studi?

Per alcune bambine e bambini con autismo, interagire con le persone risulta essere un’esperienza frustrante. Molte e molti di loro si sentono sopraffatti dall’interazione diretta e faccia a faccia con l'altro e, disorientati dalla grande variabilità espressiva del volto umano, trovano difficile focalizzare l’attenzione e quindi apprendere abilità sociali grazie all’interazione. Il problema si presenta sia con le persone più intime (genitori, insegnanti), che con gli estranei. Quando interagiamo con una persona, infatti, siamo esposti a numerosissimi segnali sociali (espressioni facciali, tono di voce, gestualità) che sono difficilmente interpretabili per chi soffre di autismo.

Il robot in questo caso può essere vissuto come un intermediario tecnologico affidabile e prevedibile per il bambino. Ad esempio, se il robot dice qualcosa o esegue un’attività, lo fa sempre ed esattamente nello stesso modo, senza variazioni, cosa che per un umano è quasi impossibile. Questo per un soggetto che rientra nello spettro è estremamente rassicurante. Ovviamente il robot non viene utilizzato e studiato per sostituirsi all'essere umano, quanto per "insegnare" al soggetto in terapia delle tecniche in modo protetto per arrivare a interagire, in ultima, con altre persone.

L'obiettivo della tecnologia, dunque, è squisitamente umano.

L’ausilio del robot supera l’efficacia di altre terapie digitali come app e videogiochi, probabilmente per via del vantaggio offerto dal robotche somiglia maggiormente a una figura umana (umanoide, per l'appunto) rispetto a un semplice smartphone o schermo. Inoltre, mentre un’app scaricata su un dispositivo scatena maggiormente la "passività spinta" rispetto alla fruizione della stessa, con il robot la relazione è molto più attiva e interattiva, raggiungendo di fatto importanti obiettivi dell'affiancamento a soggetti che rientrano nello spettro autistico.

 

Ampio lavoro in questo senso viene portato avanti anche dall'italianissima Scuola di Robotica, anche attraverso la promozione di Nao Challenge,  un contest didattico dedicato agli studenti della scuola secondaria di secondo grado con l’obiettivo di sperimentare, motivare e sviluppare capacità di progettazione e pensiero critico utilizzando la robotica umanoide. Addirittura nel 2019 la competizione ha richiesto ai giovani studenti e aspiranti sviluppatori proprio di ragionare sul tema dell'inclusione - e in particolare del supporto ai sintomi tipici dello spettro autistico - grazie all'utilizzo di robot umanoidi.

 

Il documentario tutto da vedere

Sul tema umanoidi&autismo è di questa settimana l'uscita del documentario prodotto dalla Cité des sciences et de l'industrie, che mette in evidenza progetti innovativi in questo ambito. Nel documentario, girato a Nancy con i ricercatori e i bambini seguiti dall'associazione Jean-Baptiste Thiéry, vengono utilizzati prevalentemente alcuni esemplari del robot umanoide BUDDY e dalle immagini emerge chiaramente come questi robot si rivelino mediatori eccezionali al fianco degli educatori, migliorando le capacità di attenzione e le abilità sociali di alunne ed alunni coinvolte.

GUARDA ORA IL DOCUMENTARIO QUI.

Altre risorse interessanti sul tema, sempre incentrate sul robot Buddy sono disponibili sempre in video:

 

 

La rivista scientifica

Interessantissimo sul tema anche l'articolo Improving social skills in children with ASD, using a long-term in-home social robot pubblicato su Science nel 2018 e oggi ancora estremamente attuale. Questo perché, se nel mondo consumer e dei facili click la tecnologia può evolvere a velocità spasmodiche e mai sperimentate prima, nel campo delle applicazioni scientifiche e terapeutiche essa va sempre soppesata e valutata sul medio e lungo periodo e soprattutto tenendo al centro il benessere e gli obiettivi di sviluppo e felicità dei soggetti coinvolti. In questo articolo, sommariamente, si stima che basterebbero 30 giorni in compagnia di un robot per cambiare in meglio i comportamenti di un bambino autistico.

 

E le evidenze emergono anche in campo terapeutico. A Modena, per l’accoglienza dei pazienti con autismo e disabilità dal dipartimento di Cardiologia Universitaria, i robot Nao vengono sperimentati per facilitare le procedure di visite ed esami. QUI trovi un articolo di un paio di anni fa che ne parla.

 

Non possiamo dirci esperti, terapeuti, scienziati: questo lavoro lo lasciamo fare, con serietà e rigore, a chi vi si dedica ogni giorno, da una vita e non solo nei momenti di celebrazione. In questo articolo vi abbiamo offerto solo degli spunti. Quello che ci preme far emergere è l'opportunità offerta dal 2 aprile di evidenziare quelle vite, quegli studi e quelle azioni vere, in cui il proprio ingegno viene utilizzato per cambiare - migliorandolo - il mondo intorno a noi. Rendendolo più inclusivo per tutte e tutti.

Buon 2 aprile!

 

 

Lisa Lanzarini L' autore

È la “mamma” e la responsabile di Campustore Academy, ideatrice della filosofia di fondo, degli approcci e dello stile di tutto ciò che è contenuto in Campustore. Campustore Academy da lei prende la morbidezza, la voglia di non stare dentro un percorso lineare e prestabilito, di evolvere, cambiare e lasciarsi contaminare da tante influenze diverse: maturità scientifica, laurea umanistica e un master in economia la rendono un crogiolo confuso, caotico e rocambolesco alla ricerca di nuove strade e nuove idee per imparare. Appassionata di LEGO, robotica educativa, letteratura, cucina etnica, è la voce e il volto di tutti i webinar (e di molti video) di Campustore e per questo nutre il fondato sospetto che prima o poi, per la legge del contrappasso, perderà la voce per sempre. E i suoi colleghi ringrazieranno. LEGO Education Academy Teacher trainer, ama parlare di progetti, bandi, finanziamenti, robotica educativa, creatività, tinkering, STEAM e STEM.

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